Labirinti, macedonie e mappe alla scoperta delle cellule cerebrali

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7D_L1498rAutrice: Elisabetta Lombardo, 3A, Liceo Scientifico Giorgio Asproni, Iglesias, (CI) Carbonia-Iglesias

20 febbraio 2015: al Karolinska Institutet di Stoccolma il ricercatore senior del Dipartimento di biochimica e biofisica Sten Linnarsson e il collaboratore Jens Hjerling- Jeffler hanno condotto una scrupolosa ricerca, resa pubblica dalla rivista «Science», all’interno del dedalo intricato di cellule che costituiscono il nostro cervello. Esse sono state mappate per le loro singole caratteristiche attraverso il cosiddetto sequenziamento di singole cellule. È la prima volta che viene portato avanti un progetto così scrupoloso all’interno di un tessuto talmente complesso, e il risultato non è stato privo di sorprese.

Il team ha studiato una per una più di 3 mila cellule nel cervello dei topi sulle 100 milioni che lo costituiscono – all’interno del cervello umano se ne stimano almeno 65 miliardi – scoprendo gruppi sconosciuti e aprendo porte verso una conoscenza più sottile dei labirinti cerebrali. Infatti, se finora studiare il cervello per gli scienziati è stato come analizzare una “macedonia” di frutta frullata osservando il colore del succo finale, ora le cellule sono trattate come pezzi di frutta singoli, analizzati a uno a uno e studiati per le loro caratteristiche specifiche. Questa è l’efficace immagine coniata da Linnarsson, che con il suo team ha ottenuto una mappa dettagliata dei tipi di cellule corticali e dei geni attivi al loro interno.

Chiedendosi quali dei 20 mila geni erano attivi in ciascuna di queste 3 mila cellule della corteccia cerebrale dei topi, gli scienziati hanno costituito 47 diversi gruppi virtuali, tra cui un’ampia percentuale di neuroni specializzati, alcune cellule dei vasi sanguigni e cellule gliali che si occupano delle scorie, proteggono l’organismo contro le infezioni e riforniscono le cellule nervose di nutrienti.

Con la nuova mappa gli scienziati hanno poi scoperto tipi di cellule sconosciute come una cellula nervosa nello strato corticale più superficiale e 6 diversi tipi di oligodendrociti, cellule che formano la guaina mielinica elettricamente isolante intorno alle cellule nervose, in assenza della quale si vengono a presentare le cosiddette malattie degenerative come la sclerosi multipla, per cui ancora non esiste una cura definitiva, e di cui forse si potranno trovare le cause e la soluzione.

Jens Hjerling-Jeffler infatti afferma che “avere una mappa più dettagliata dà alla scienza un nuovo strumento per studiare i tipi di cellule in modelli di malattia, e ci aiuta a capire meglio come le cellule cerebrali rispondono a una patologia e a un danneggiamento”. Insomma, c’è speranza che Teseo possa uscire vincitore anche da questo Dedalo, e noi saremo lì ad aspettarlo, in attesa di notizie dai nostri oscuri e meravigliosi labirinti cerebrali.

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La vincitrice del GdR15 Elisabetta Lombardo al Laboratorio di Scienze dell’Antichità della Scuola Normale Superiore

Author: VIS Contributor

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