Archeologia e Storia Antica

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L’archeologia è una disciplina che si propone di studiare il passato, non importa quanto remoto, attraverso lo scavo e lo studio delle tracce lasciate sulla terra o nel mare da chi ci ha preceduto. In questo senso, oltre allo scavo vero e proprio, è fondamentale l’analisi di monumenti, iscrizioni e manufatti pervenuti fino a noi (vasi, metalli, monete, ecc.).

Scavi finalizzati alla ricerca di sculture, pitture, mosaici erano praticati già molti secoli fa: si trattava però di veri e propri sterri mirati perlopiù al recupero di opere d’arte. Solo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento l’archeologia classica ha assunto i connotati di una disciplina scientifica dotata di una specifica e rigorosa metodologia d’indagine, che molto deve agli studi geologici e paletnologici precedenti.

Il principio alla base dello scavo archeologico è la consapevolezza che ogni azione lascia dietro di sé una traccia riconoscibile sul terreno (sia in positivo che in negativo). Pertanto, solo attraverso l’individuazione, la documentazione e lo scavo di queste tracce, definite Unità Stratigrafiche (US), è possibile ricostruire ciò che avvenne in un certo luogo in un determinato momento.

Più ampio e ricco è il numero di informazioni acquisite durante lo scavo archeologico, maggiore sarà il grado di fedeltà e attendibilità della ricostruzione storica.

Uno scavo archeologico prevede una serie di fasi di lavoro tutte indispensabili.

La prima fase è quella dell’indagine preliminare finalizzata all’individuazione ed alla delimitazione dell’area in cui compiere l’attività di ricerca. Ogni scavo archeologico deve dunque essere preceduto dalla ricognizione sul territorio (survey); dallo studio delle fonti documentarie (iscrizioni, fonti letterarie, documenti d’archivio, ecc.); da analisi avanzate, ad esempio indagini geomagnetiche e termografiche (o a raggi infrarossi), che sono generalmente definite ‘non invasive’ poiché non distruggono il deposito archeologico.

La seconda fase è quella dello scavo archeologico vero e proprio, condotto con l’utilizzo di un’ampia gamma di strumenti. Esso è per definizione un’attività distruttiva, poiché comporta l’asportazione ordinata ed accurata di tutti gli strati (US) formatisi nel corso dei secoli, dai più recenti ai più antichi. Proprio per il suo carattere distruttivo, è fondamentale che durante lo scavo si presti una notevole attenzione alla documentazione delle US. Queste ultime sono registrate su apposite schede di catalogo (schede US), corredate da documentazione grafica e fotografica. È inoltre necessario, dopo il lavaggio e la prima selezione, inventariare e classificare gli oggetti rinvenuti durante le ricerche. La creazione di banche dati informatizzate, in cui inserire tutte le informazioni emerse durante la ricerca sul campo, costituisce una delle operazioni conclusive dell’attività di scavo e permette di passare alla terza ed ultima fase della ricerca archeologica.

Solo a scavo ultimato, e dopo aver raccolto il maggior numero possibile di informazioni tramite la realizzazione di database e l’uso di avanzati software di archiviazione, è possibile passare alla fase di rielaborazione dei dati. Questa prevede lo studio combinato delle informazioni acquisite, prima e durante lo scavo, e soprattutto l’analisi delle strutture e degli oggetti rinvenuti durante le ricerche. Al termine di tale processo, è possibile proporre una ricostruzione delle vicende che caratterizzarono il sito oggetto d’indagine e procedere alla pubblicazione dei risultati della ricerca, con l’obiettivo di divulgare le conoscenze acquisite.

Tra le numerose attività del Laboratorio di Scienze dell’Antichità della Scuola Normale Superiore (LSA), un ruolo di primo piano è costituito dalle ricerche archeologiche in importanti siti dell’Italia Meridionale (santuario di Punta Stilo nella colonia magnogreca di Kaulonia, RC; insediamento protostorico di Roca Vecchia, LE) e in Sicilia (area dell’agora/fòro di Segesta, TP; città elima di Entella, PA). I risultati ottenuti grazie a tali attività sul campo, alle quali partecipano studenti, perfezionandi e ricercatori, hanno arricchito notevolmente la conoscenza di questi siti e sono in parte fruibili anche grazie alle ricostruzioni 3D del Laboratorio di Disegno e Restauro (LADIRE) dell’Università di Pisa ed alle simulazioni di realtà virtuale immersiva nel CAVE del DreamsLab della Scuola Normale Superiore.

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